Mancano ormai poche ore alla partenza della 60° edizione della 12 ore di Sebring. E’ una buona occasione per ricordare quello che accadde 42 anni fa su quel tracciato, quando Steve McQueen (con un piede fratturato a causa di un incidente in moto) e Peter Revson “rischiarono” di vincere la corsa con la piccola Porsche 908/02. Quell’anno a Sebring erano iscritte Ferrari 512S e Porsche 917, in lotta per il mondiale marche. Nelle prime fasi di gara, fu una sfida tra le mostruose vetture da cinque litri che si contendevano la vittoria assoluta, con la 512S della coppia Andretti-Merzario saldamente in testa.
Il tracciato di Sebring, da sempre estremamente impegnativo, verso la decima ora di gara inizò a mietere vittime a ripetizione, così prima Andretti/Merzario, poi Rodriguez/Siffert (Porsche 917) si dovettero ritirare e a 27 minuti dal termine la 908 3 litri di McQueen e Revson balzò al comando della corsa. Mauro Forghieri, team manager Ferrari, a quel punto decise di giocare il jolly: la 512S di Vaccarella/Giunti che in quel momento si trovava al secondo posto, avrebbe dovuto lottare in extremis per la vittoria. Per fare questo, nell’ultimo pit stop si decise di compiere anche un cambio pilota facendo salire in macchina Mario Andretti, ritiratosi in precedenza con la vettura gemella. Ne scaturì una rincorsa entusiasmante, che si conluse con la vittoria Ferrari, con soli 23 secondi di vantaggio sulla “piccola” (e privata) Porsche 3 litri di McQueen e Revson. Rimane ancora oggi il distacco più esiguo che ci sia mai stato tra i primi due classificati dellla endurance statunitense. Doveroso omaggio ad assi del volante e cavalieri del rischio che hanno scritto pagine indimenticabili di automobilismo sportivo.

























